scrittura

LASCIATE CHE CORRA

Mentre la mia pancia cresceva, io e lui restavamo spesso vicini a guardare il cielo, nell’attesa forse di una voce che un po’ ci consigliasse che un po’ ci raccontasse come crescere il figlio nostro e di Dio.

E una notte sognammo, con la mia gamba sul suo fianco, le stesse parole.

Dicevano …

Non può essere sempre Alba. Raccontategli il tramonto. Che veda scomparire il Sole attratto più giù da una forza insondabile a cui non si oppone.
Ditegli di quando la nuvola bianca diventa dura e oscura che si fidi del grigio come degli altri colori e sappia, nel vento, annusare l’umido profumo che anticipa la pioggia e invece di cercare riparo e darsi alla fuga, che giochi e rida e rivolga in alto i palmi a bagnarsi d’acqua feconda.

Di tutto il cesto, concordate il giorno in cui gli sarà offerta la mela che marcisce che conosca la mutevolezza della forma, l’evento che reclama il tempo del decadimento, lasciatelo solo con il frutto che giorno dopo giorno ritorna nel dove da cui è venuto. Non si arrenda la pazienza alla lentezza del processo, non ceda la fede al raggrinzire della materia e forse dalla mela trapelerà l’incanto che è delle radici appena fuori dai semi.

Conducetelo al termine di una strada, che stia di fronte alla fine della via, con in mano i fiori raccolti lungo il sentiero, il sapore ancora in bocca delle bacche trovate nei cespugli e il bruciore dei graffi sulle ginocchia per le cadute che ringrazi ed entri in confidenza con l’impotenza, trovi nel cuore la resa libera dall’ostinazione per un ciclo che, davanti ai suoi occhi, si chiude. Non per difetto, per dispetto o diletto di nessuno ma per l’intrinseca natura di quella strada che più non va oltre.

Mettetegli nelle mani il corpo morto del suo animale, che scavi la culla e sia testimone lui stesso del ricongiungimento che tutti attende alla terra. Non nascondetegli la Morte e nei vostri occhi non vi sia il rammarico o la raffinata illusione di farla bella e più accettabile, conservatela grezza, conservatela vera mentre nell’ Amore gliela presentate. Ed egli saprà lasciarsi crescere e insegnare dalla vita senza subirne la paura poiché si parleranno dallo stesso Silenzio.

Non confinate nelle favole la magia, lasciategliela sulla punta delle dita certe terre mantenetele vergini e le feconderà lo spirito.

Spesso sognerà il Cervo e la Luna sospesa fra le Sue corna.

Lasciate che corra.

altro, scrittura

A scuola.

Io sono stata una di quelle bambine e poi adolescenti che non sapeva dove mettersi. Soprattutto in classe.

Avevo un diario ciccione e pieno di ‘pensieri’ scritti. E i paragrafi dei libri quasi tutte evidenziati gialli, verdi o arancioni perché non riuscivo mai a decidere quali fossero le informazioni più importanti. Le nozioni invece di restringersi, nei miei occhi, si moltiplicavano e facevo davvero una grande fatica a comprenderle e a memorizzarle.

Speravo nei professori e nelle professoresse che invece per anni non hanno fatto altro che ignorarmi oppure prendermi in giro ed etichettarmi.

“Quella fra le nuvole” “quella strana” ” quella lenta”  “che tanto non capisce”.

Oltre a piangere, mortificarmi e chiudermi a riccio purtroppo in cinque anni di liceo non ho saputo fare altro.

Mi intimorivano. Mi ribellavo fuori con birra, canne, musica, vino … Ma in classe, subivo.

Non sto parlando di professori severi, sto parlando di persone che si sono approfittate o che non hanno mai avuto un minimo di rispetto per il proprio ruolo. Persone che si divertivano a sottolineare le differenze e nutrire le competizioni fra studenti e che di quelle che potevano essere le mie inclinazioni o addirittura talenti non gliene è mai fregato niente e anzi hanno sempre reputato debolezze.

Ho fatto il liceo classico perché tutti mi hanno sempre detto “sei brava in italiano” ma ai temi non ho mai preso più di un ‘sei’ senza mai sapere perché. Fino a quando non ho scoperto che l’insegnante, i miei temi, non li leggeva nemmeno: andava a simpatia, probabilmente. Mi mancò il coraggio di rendere pubblico quello che avevo saputo e un po’ me ne dispiaccio.

Studiavo solo biologia, chimica, fisica, scienze della terra … perché la professoressa era tremenda e anche lì, comunque, non prendevo mai la sufficienza. Poi un giorno la più brava della classe ( e suona malissimo questa frase, lo so ) stava riconsegnando il compito di chimica mentre lei, la professoressa, se ne stava comoda alla cattedra a guardarsi la scena. Quando ebbi il mio fra le mani mi girai verso la mia compagna di banco entusiasta e a voce alta le dissi ” Ho preso sette!!! ” e insieme abbiamo riso, riso di felicità, il cuore mi batteva forte, ‘finalmente’!’ pensavo.    Anche perché io studiavo, studiavo davvero quelle materie e cercavo di farlo bene ma oscillavo sempre fra il tre e il cinque e mezzo. Avevo raggiunto un obiettivo, ero riuscita in qualcosa di estremamente importante, per me.

Tempo nemmeno un minuto e lei, l’insegnante, ruppe l’incanto dicendo ” Viscusi, come mai tutta questa ilarità? ”         ” Professoressa … beh perché ho preso sette, finalmente! ” E lei fece un’espressione che ancora mi ricordo come se ce l’avessi davanti ora. Era un ghigno di bocca e una sguardo di finto sospetto. ” Vieni qui, fai un po’ vedere ”                        Mi avvicinai nel silenzio generale alla cattedra con quel foglio in mano glielo diedi e in un attimo con quella penna rossa e una risata gelata sbarrò il sette e disse ” Eh mi sembrava strano, ieri devo essermi distratta con mia figlia che giocava con il criceto. E’ un cinque e mezzo Viscusi. Vai a posto. ”

Io lo so che nel mondo accadono cose mille mila volte peggiori ma in quel momento il mio di mondo mi è caduto addosso. E soprattutto ho registrato un messaggio ” non ti fidare. E’ inutile essere contenti perché poi succede sempre qualcosa di brutto.. La vita ti frega, ti prende in giro.” Perché probabilmente nel mio inconscio il ‘professore’ rappresentava la ‘vita’ e non è cosa da poco.  Nel corso del tempo con lei ci furono altri episodi molto simili … era una che probabilmente si distraeva facilmente perché dire che provasse un certo diletto nel farlo con intenzione sarebbe ancora meno professionale e triste dal punto di vista umano. Perciò il messaggio che inconsciamente avevo registrato ebbe modo di imprimersi bene servendosi anche dell’aiuto di altri insegnanti tra cui quella di inglese che un giorno volle intromettersi in una conversazione che stavo avendo con alcune mie compagne durante la ricreazione in merito a quale università avremmo scelto da lì a poco e lei si sentì in diritto nemmeno di esprimere un parere ma di lanciare una sentenza mentre mi camminava dietro ” Viscusi ma tu che ci pensi a fare! E’ inutile tanto finirai a Termini a fare la punkabbestia. ” Lo disse in modo così dispregiativo che io ebbi la sensazione di spaccarmi dentro come un pezzo di vetro. E non è per i punkabbestia ma per il senso che lei diede a quella frase peraltro non richiesta e per il fatto che io non vidi più niente di fronte a me, come se si fosse spenta la luce sulle successive tappe del mio futuro.

Non ho un carattere semplice e non voglio addossare tutta la responsabilità a queste persone che si fanno chiamare ‘professori’ e che sono lontane anni luce dal vero significato che la parola racchiude. Ma sottolineare quanto uno sguardo, una frase, una presa in giro, un gesto di indifferenza in un contesto scolastico moltiplichi all’infinito la sua portata. Io oggi ho più di trent’anni e ho camminato parecchio nei vicoli, nelle praterie, nella melma e nelle sabbie bianche dell’esperienza eppure quelle frasi me le sento ancora addosso, sento le emozioni, quello che ho provato, ingoiato, subito, che non mi riuscivo a spiegare e che il mio cervello ha interpretato e associato al linguaggio della vita della quale non mi sono più fidata e questo è pericoloso. Ci vuole coraggio per sciogliere certe informazioni, per pescarne la formula nell’inconscio in profondità, chissà dove e spezzarla e infatti ci sono quelli che non ce l’hanno fatta e  ” all’odio e all’ignoranza preferirono la morte ”

Mi auguro che sempre più persone sentano il richiamo vero che sta dentro questa professione e che abbiano il coraggio di mettere in pratica quel canto, senza usarla invece come valvola di sfogo per traumi e frustrazioni private perché fra le mani hanno l’anima, il cuore, la mente e il mistero di adolescenti in piena scoperta di se stessi e della vita e mi auguro che questi possano un giorno dire “oggi ho fiducia e curiosità verso me stesso e verso la vita grazie ai miei professori ” oppure se così non fosse che allora un giorno possano dire ” oggi ho fiducia e curiosità verso me stesso e verso la vita nonostante ‘loro’ ”

 

 

 

scrittura

Di poesia in poesia

Sono tutta un rincorrersi di versi,
spazi bianchi e punteggiatura.
Senza tecnica senza rifinitura.
Vago di poesia in poesia
per arrivare un giorno
a scrivere quella
che in principio
mi diede la vita.
Appaiono deboli i poeti
non è vero?
Troppo sensibili
esuli di terre mai esistite …
ebbene continuate pure a crederlo
a perpetuare queste chimere
poiché se davvero ne conosceste la forza
li temereste così profondamente
da non leggere più niente.
Io ad esempio, che appaio
fragile, disadattata e inoffensiva
ho camminato a piedi scalzi
l’inferno e le sue ardenti ceneri
e non solo: mi sono fidata del diavolo
tanto da farmi vedere nuda
e assetata di fuoco.
Ho abboccato all’insegnamento
inchiodato ad un amo fatto d’oro
ma così è successo, così ho potuto
guardarlo negli occhi e ora so,
so che egli teme la morte
come il vuoto dal quale proviene.
Per questo ho in mano una storia
e posso scrivere di ogni luogo.
Concedere all’inchiostro
la libertà di affermare
che la sua roccaforte crolla
e raggrinzita gli è l’anima
ancor più della pelle.
Il diavolo lo sa.
Lo sa e non può farci niente.
A salvarmi furono gli alberi
per mezzo di un bastone
che in una visione
volava lontano, fuori dal cerchio
che egli aveva tracciato.
Mi avvertirono il Padre e la Madre
soli e poi in coro con tutte le creature
dissero – guardalo bene, guarda quest’uomo
poiché infranto è il giuramento
e costui non sa più -chi- gli abita dentro.

scrittura

La Bellezza non è schizzinosa

Ho ascoltato le parole più convincenti sulla bellezza del mondo uscire fuori dalla bocca dell’essere più infimo e mostruoso che abbia mai conosciuto e, gli ho creduto.

Mi chiedo come possa essere possibile ..

– La bellezza non è schizzinosa.
Rispose la Vespa.
– Lei sa bene dalla bocca di chi esce e, se necessario, se ne serve per entrare negli occhi di chi l’ascolta, certa del fatto che essi sapranno riconoscerla.
Presto non avrà più importanza quella bocca, poiché in coscienza, non è quella a cui quel giorno, tu hai creduto.
Cami Bee
scrittura

Odore di Terra. Vidi la donna e non fuggii dal suo piacere. Intervista

La poesia mi vuole tutta quanta.
Non si accontenta di una parte di me,
mi vuole intera. È impossibile per me, pensare di poter scrivere senza guardarmi, aprirmi, penetrarmi. Senza sentirmi vulnerabile.

Ci sono veri e propri ‘luoghi’ all’interno
del mio corpo che non hanno nulla di fisico
ma di prettamente simbolico. E questo non li fa meno reali, anzi.

Coni d’ombra, vuoti estesi, abissi …
guardare un corpo mentre vive il piacere, guardarlo davvero è varcare una soglia, è vedere il Divino.La poesia viene da lì e cerca la carne viva e intensa di sangue. Segue l’odore della terra.

Non potevo -e non posso – allora scrivere
senza darle la carne, sono dovuta entrare e guardarmi da fuori: cercarmi, desiderarmi, invocarmi, ed evocarmi.

Riprendersi certi ‘luoghi’ del proprio essere e del proprio corpo femminile o maschile che sia, è vitale ed è coraggioso. Il piacere che ci hanno insegnato non ha nulla a che fare con noi e non inizia e finisce con il solo atto sessuale, non è circoscritto alla sola seduzione donna-uomo, il piacere è darsi all’esistenza, da soli o in compagnia, è sentirsi attraenti per la vita e attratti dalla vita, è godere del vento, della pizza margherita, del ciclo mestruale, del sentire vivi i propri organi e sensi, TUTTI, non solo quelli genitali ( ammesso che poi davvero lo siano).

Il piacere ha infinite profondità e dimensioni ed è nostro diritto avventurarci nelle sue terre e nei suoi cieli da donne e uomini incompresi quali siamo. Il che non vuol dire compiere un’azione di guerra verso l’altro/a ma un atto d’amore verso se stessi/e.

Ecco perché
Vidi la donna e non fuggii dal suo piacere

___Odore di Terra ___
Vidi la donna e non fuggii dal suo piacere

Edito da Edizioni Verdechiaro

Link per vedere l’intervista

scrittura

Odore di Terra -Vidi la donna e non fuggii dal suo piacere-

Ci siamo!

Oggi 10 Settembre 2020 esce ufficialmente la mia raccolta di poesie edita da Edizioni Verdechiaro.

Casa editrice che ha creduto in me fin dall’inizio, incoraggiandomi e, alla fine proponendomi e prendendosi con me il ‘rischio’ di pubblicare Poesia.

La Poesia non vende, è poco commerciale eppure “nel mondo c’è bisogno di poesia ” mi ha detto a Gennaio la mattina del mio primo giorno da disoccupata, Sonia -presidentessa di Verdechiaro – aggiungendo poi ” ma se poi io non ho il coraggio di pubblicarla, è inutile che mi lamento! ” E così è nata la – Collana Le Poesie del Sole – da un’esigenza di Poesia e da un atto di coraggio.

La Poesia nella mia raccolta posso dire di averla raccolta a mia volta sulla riva della vita tra il mare e la terra, bagnata di sale e profonda di sabbia. Sono parole che non si possono dividere dal corpo che, nel mio caso, è un corpo di donna e quindi il vaso e le strade di esplorazione hanno questo tipo di pelle e di punto di vista ma da qui la poetica, lo sguardo e il tocco si ampliano al mondo intorno, all’essere femminile fuori di me, all’essere maschile dentro e poco più in là di me.

Perciò le poesie, e non solo, evocano diverse tematiche come il richiamo verso qualcosa che non conosciamo, le foglie che cadono e quindi questo gesto così difficile di aprire la mano quando i cerchi si chiudono e le cose cambiano, il vissuto interiore e fisico della donna e quindi il suo sangue d’ambra, il ventre, i seni, il piacere, le domande, l’amore … fino a giungere alla tensione erotica e sensuale che muove il mondo e che ci appartiene e chiama per nome.

La prefazione è stata curata da Paola Biato che è una donna eccezionale, un’inventora e custode delle fiabe rispettosa delle loro strade e segreti, camminante dei mondi sottosopra.

In copertina il dipinto di Elisa Munari che ho avuto modo di incontrare virtualmente attraverso la casa edi

scrittura

Tu sei Noi

Sono l’uomo di cui non conosco il nome.

Il cielo che sta intorno alla terra

il pene che si erge dentro la vagina.

 

Sono l’uomo che governa se stesso

che fa visita alle stelle

e saluta le foglie che onorano la terra.

 

Corro tra gli alberi, profumo di bosco

di me si vede ancora il bambino

che ride per il frutto e tace dinnanzi

a ciò che lo incanta e gli fa pieno lo sguardo.

 

Io sono già in te, chiunque tu sia

beviamo dalla stessa bocca,

tocchiamo dalla stessa pelle

viviamo nello stesso cuore

camminiamo con le stesse gambe

godiamo la vita

dallo stesso sentimento erotico

che dalla nascita ci accompagna

e non può esserci tolto.

Volgi all’interno il tuo solo occhio: io esisto.

Siamo due palmi per un solo corpo

Tu sei Noi.

 

CamiBee

scrittura

Lei è una piccola magia

Lei è una piccola magia

d’unguento liscio e nero.

È un manto d’abisso

affusolato alla profondità della notte

del mare e del bosco.

Aghiforme nei denti e negli artigli

poiché sorella dei felini più grandi

abitanti delle savane e delle foreste;

sinuosa e fluente nella voce

come nel passo, nella posa

e, nella danza della coda,

discendente impeccabile

dell’elusivo serpente.

L’accarezzo e sono dispersa

nella vastità di un buco nero

risucchiata dalla sua pupilla

che s’allarga tonda

e si restringe a rombo

sempre più sottile

– è piuma di notte

scaglia di giorno -.

Smeraldo striato di prato

il resto dell’occhio

che appare come sabbia

di chissà quale pianeta sconosciuto.

Lei è una piccola magia

figlia dell’Antico,

erede più diretta del mistero

in equilibrio perfetto

sulla soglia del vivente e dell’infinito

curiosa di libertà, flessuosa d’amore.

Chi crede sia solo un gatto,

non conoscerà mai le fusa di Dio.

CamiBee

scrittura

Desiderio

A mani umili

e sporche di terra

affido il desiderio

la parte più vulnerabile

della mia carne

quella che sente

la mancanza delle stelle.

Senza un solo dito

che le punti contro

il giudizio, il rimprovero

oppure l’accusa

ma come petali

che stanno insieme

e tutti in accordo

intorno alla parte più attaccabile

e fragile del fiore.

In queste mani aperte

continua a sentire, desiderio

a generar la forza che tende al cielo

e che è custode di direzione.

Non ti affido ad altri che a me

e verrò a te solo quando

sarò riuscita a farmi ape

saggia nel volo

costante nel canto

che riporta al polline

il sapore del miele.

CamiBee

scrittura

La Maddalena sorge

E quando diranno di noi

torceranno l’amore così forte

da separare il tessuto dall’acqua

il sangue dalla carne

il bacio dalle bocche

la vita dalle cosce.

Eppure sono in te

Capiente e vibrante.

E nell’attesa che l’Unione

si apra nel sole

la Maddalena sorge

e annuncia che

l’acqua è stata tessuta.