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Il seme dell’Eterno

 

Un giorno nacque sulla terra una bambina. Non importa quando, non importa dove. Importa solo che a quella bambina venne affidata una storia. Una storia nuova  che entrava tutta in un seme che aveva nel palmo della sua mano.

Il seme era un gran chiacchierone e alla bambina raccontava sempre tantissime cose. A lei piacevano tanto in più  molte di quelle cose  la riguardavano anche; e un po’ non vedeva l’ora di diventare  più alta per realizzarle. Altre parlavano dei mondi sovrapposti nel cielo e dei loro abitanti.

Quando ne seppe un po’ di più a forza di vedere, di chiedere, di ascoltare, la bambina iniziò a provare la gioia di volerne parlare con chi su quella terra era come lei. In più di una visione aveva visto bambini e bambine in cerchio ognuno con in mano il seme della propria venuta. E non vedeva l’ora di incontrarsi e vivere quel momento.

A ricreazione le era già capitato di stare in cerchio insieme a loro e il seme nel palmo le batteva come fosse un cuore tanta era l’emozione. Così la bambina pensava ‘ecco, ci siamo: questo è il momento in cui tirar fuori tutti quanti i semi, ora qualcuno ce lo dirà e finalmente li faremo vedere!’

Ma il momento non era mai, si giocava, si cantava ma poi basta e lei aspettava ed aspettava.

Nel frattempo volava sopra i suoni e le musiche del suo seme ed entrava dentro il tessuto della vita. Il seme era saggio e aveva un punto di vista tutto suo sulle cose di questo e di altri mondi, conosceva la Vita e la Bambina lo seguiva fiduciosa, come fossero una cosa sola.

Un giorno, stanca di aspettare, ad alcuni dei suoi compagni con un po’ di timidezza mista a coraggio parlò del suo seme e delle cose che le diceva, convinta di avere in sé un grande tesoro che andava mostrato e unito ad altri grandi tesori. Le sembrò di rompersi dentro quando i suoi compagni quasi con sdegno la derisero o ancora peggio la guardarono con in viso il volto di chi non sa assolutamente di cosa gli si stia parlando.

Il seme non le aveva mai detto nulla a riguardo, non era preparata a questo.

“Ma voi non avete un seme che sta sempre con voi?”

“No, nessuno ce l’ha. E nemmeno tu ce l’hai, te lo sei inventato!”

“No, che non me lo sono inventato. Il mio seme esiste è sempre stato con me, è nato insieme a me!”

“E allora faccelo vedere!”

“Eccolo, è qui.” Disse mentre mostrava ed apriva la sua piccola mano. E per un attimo quasi ebbe il dubbio di non trovarlo;  respirò profondissimo quando invece lo vide lì al sicuro e illuminato nel suo palmo.

Alzò gli occhi felice e scodinzolante sopra tutti quelli dei suoi compagni che dopo qualche istante di silenzio risero forte mentre altri si sentirono offesi.

“Non c’è niente sulla tua mano! Sei bugiarda!”

“Ma come non c’è niente, eccolo qui, sta qui non lo vedete?”

Insistette più di qualche volta ma alla fine perse la forza.

Provò un’emozione che non aveva mai avuto prima, la stordiva, la faceva piangere e sentire come se un’intensa pressione le spingesse da dentro la testa, da lì il mondo era un altro mondo, mentre quello di cui le aveva parlato il seme andava in pezzi.

A casa guardò attentamente sua madre cercando di vedere se da qualche parte potesse avere anche lei il suo seme. Non ne aveva mai dubitato prima, era sempre stata convinta che tutti, tutti al momento della nascita avessero con sé il seme e che tra di loro si volessero riunire, incontrare; anche perché tutta la gioia, la curiosità, il gioco, l’amore verso i suoi genitori e gli altri per lei arrivavano da lì, dal seme. Era impossibile pensare che qualcuno potesse non averlo.

Come si poteva amare altrimenti?

Guardava sua madre ma sembrava non portare nessuna traccia di quel seme. Magari nel frattempo era cresciuto e diventato altro, così provò a farle delle domande:

“ sì quando sono nata, con me c’erano tuo nonno e tua nonna, certo che non ero sola.”

“Sì ma non avevi niente con te?”

“.. beh, amore mio, no. Quando si nasce si è tutti nudi, non si ha nulla.”

“neanche una cosa piccola piccola?”

“No. Niente.”

“ Tu non avevi niente con te?”

“ No, tesoro. Perché tu avevi qualcosa con te?”

Esitò un attimo prima di rispondere, però quella era sua madre e l’amore e la fiducia che si sentiva negli occhi a guardarla era così abbandonata e pura e aperta che ebbe la forza per tentare e dire di nuovo la verità.

“ beh … io avevo un seme con me. E ce l’ho ancora. Mi dice le cose. E sento che lui mi conosce e conosce tutti, pure te. Pure la luna.”

“Ah, si. Ho capito! Quella si chiama ‘fantasia’”

‘ “Fantasia?” ‘

‘ Sì’

‘ E che cos’è?’

‘ La fantasia è qualcosa di molto bello ma che non esiste. ‘

‘Dove non esiste?’

‘ Eh, dove? –Qui- non esiste. –Qui- nel mondo reale.’

‘Ma io lo vivo qui, lo vedo in questo mondo reale il seme’

‘No, tu lo vedi nel mondo della fantasia. Mmmhh aspetta, come te lo spiego .. ah! Ecco è come quando sogni, poi ti svegli e quello che hai vissuto lì quando sei sveglia non esiste più. La fantasia è come un sogno solo che lo vedi con gli occhi aperti. ‘

‘Ma il seme mi avvicina alle cose e agli animali io so che loro lo sanno che ho il seme e quindi siamo uguali. ‘

‘E’ la tua fantasia quindi può succedere tutto quello che vuoi tu perché lo immagini.’

La bambina non proseguì oltre.  E abbracciò sua madre. Provando un po’di tristezza e di paura.

I giorni successivi con i suoi compagni fu dura, le facevano tutti delle domande ma per prenderla in giro, non volevano davvero sapere e alla fine disse loro che il seme non era mai esistito se lo era inventato.

Una sua compagna vedendola triste una volta le disse

‘ Qui non ci sono i semi, però abbiamo i sassi. E i sassi si vedono, vedi?’

Si alzò la felpa e intorno alla vita le fece vedere una cordicella rossa che le avvolgeva fianchi, pancia e schiena e da cui partivano altri fili che alle estremità si legavano a dei grandi sassi bianchi.

A guardarli la bambina si sentì subito pesante e il seme tremò nel palmo ma lei gli lanciò un’occhiataccia forse la prima dopo tutto quel tempo.

‘Che sono quei sassi?’

‘ Allora questa è mia madre’ le rispose pronta la sua compagna ‘ questo invece è papà, il suo nodo è più stretto perché gli voglio più bene, poi ci sono nonno, nonna, Zulì il mio cane, questo è il sasso di chi sarò da grande, questo invece è quello delle cose che mi fanno paura, questo è quello di Dio e delle preghiere .. vedi li porto tutti con me e loro mi dicono che cosa fare, che cosa dire, che cosa pensare. E il filo rosso è il filo dell’amore che ci tiene sempre legati insieme e ci dà delle regole così ci siamo sempre fedeli.  E’ così che funziona!’

La bambina stette un attimo in silenzio. I sassi li vedeva, vedeva anche il filo rosso, quindi esistevano. Pensava. Guardò un attimo il seme: era lì pieno di luce quella luce che per lei era sempre stata il colore del vento e dell’amore e che la faceva sentire abbracciata da tutte quante le stelle del cielo e le gocce d’acqua del mare ma il dubbio piccolo che pesava però come fosse una montagna, le si era messo nella testa e così prima di dire qualcosa aprì il palmo con il seme più che poteva proprio sotto il naso della sua compagna, che non vide e non si accorse di niente. La sua compagna il seme non lo vedeva, però vedeva i sassi e anche lei, vedeva i sassi, questo le bastò per capire che i sassi erano reali, esistevano in questo mondo –qui- perché li vedevano tutti  mentre il seme no, il seme lo vedeva solo lei quindi era in un sogno, nella sua fantasia.

‘Anche tu hai il filo rosso intorno alla pancia. Basta che ci pensi. Tutti ce lo abbiamo.’

Le disse la sua compagna

‘Tutti?’

‘Sì. Pensalo e poi guarda.’

La bambina pensò intensamente al suo filo rosso poi alzò la felpa e se lo vide tutto avvolto alla sua vita.

‘Lo vedo! E tu, lo vedi anche tu?’

‘Certo che lo vedo.’ Rispose la sua compagna, per niente sorpresa.

‘Ora non ti resta che pensare ai fili, ai sassi e poi fare i nodi. Anzi guarda’ La compagna prese un nuovo filo e un sasso bianco ‘ questa sei tu e ora ti lego stretta al mio filo così da oggi saremo amiche per sempre, saremo uguali’

‘Uguali?’

‘Sì. Io e te .’

Sembrava tutto così semplice o almeno molto più di tutte le storie del suo seme. Quel ‘io e te ’ che tanto cercava si poteva avere pure così in mezzo a tutti quei fili e da quel momento decise che anche lei avrebbe avuto i suoi sassi e i suoi nodi, sarebbe stata come tutti gli altri perché funzionava così nel mondo reale. Ci si riuniva in questo modo e ci si voleva bene.

Per ogni nodo che stringeva, il seme le sprofondava dentro, finché un giorno non lo vide più. Ne perse la memoria e divenne più alta realizzando le storie di tutti quei fili rossi che erano poi sempre le stesse.

Le pianse sempre una parte di cuore.

Non diventò mai nessuno e visse la morte di tutti.

Ogni tanto qualcuno le diceva che nei suoi occhi brillava una luce, lontana, immersa ma brillava. E lei respirava forte, qualcosa ricordava, qualcosa vedeva, come un richiamo, un amico di infanzia, un lupo che le si appoggiava alla fronte e le insegnava a seguire il vento … e tante altre immagini e silenzi pieni e musiche vuote che erano state ed erano ancora, il linguaggio del suo seme ma lei dimenticava, si allontanava e non ci credeva.

Un giorno non molto lontano ci ritroveremo con le forbici in mano, seduti in cerchio, a tagliare ogni inganno di filo rosso e a liberarci dai nodi fatti. Non è colpa di nessuno e il seme non è mai perduto. Sprofonda negli occhi in una terra lontana ma sempre protetta e aspetta e rinasce con noi, con nuova speranza e un albero pieno di storia. Cercavamo l’amore e, alla prima paura ci siamo fermati alla prima illusione, ci siamo arresi e l’abbiamo chiamato vita, ma non è proprio la Vita. I tempi si affrettano rimescolano la terra negli occhi così che il seme salga e si mostri la luce fin su alla pupilla. Guardiamoci gli occhi così che ancora tremino le terre, e che le mani si aprano a invitare sul palmo i propri semi e riconoscersi come i Nuovi Nati.

Poi usciamo a scavare la Madre mentre la Luna fa umido il grembo,  piantiamo nel Cielo la Nuova Nascita e il Seme dell’Eterno.

CamiBee