scrittura

Cin!

“La donna si salva da sola.
L’uomo non la risveglia. Se mai la sfrutta.
Il femminile non è passivo.
È il femminile che inizia il maschile.
E basta con questo principe.
La donna è una guerriera, basta co sta principessa. L’uomo vuole sottometterla.”

E via dicendo. Ma davvero?

Io un giorno mi sono salvata da sola.
Un altro invece mi ha salvata l’amore di un uomo.
Una volta ho stretto amicizia con un drago e insieme abbiamo fatto a pezzi l’uomo che voleva uccidermi con il pretesto di salvarmi. Un’altra volta ancora ho chiesto aiuto ad un uomo perchè non riuscivo a difendermi da sola … quindi il mio femminile è attivo? Oppure passivo? Di quale dovrei vergognarmi e di quale dovrei andare fiera? Quale rispecchia di più i miei diritti? In quale occasione dovrei dare più spazio al mio maschile e in quale al mio femminile?
Che nell’aprirmi possa sentirmi fragile ed indifesa, è vero, non è un’offesa. Poi succede che in quell’apertura, se si oltrepassa una linea, l’energia muta e si avverte una potenza inaudita. Lo dico non per letteratura ma per esperienza, vissuta. Cambia l’energia femminile, cambia l’energia maschile.
E in un rapporto sessuale, si può ben vedere.
Si intersecano e scambiamo quasi a scomporsi, si rivelano in altre sfumature che non hanno nulla a che vedere con il genere.
È diverso arrivarci da sola a quel punto o arrivarci con un uomo, ad esempio, sì, è diverso. Ma comunque ci si arriva.
Mi sfugge il senso del dover prendere un fatto come verità assoluta, come un messaggio irreversibile, come la via che valga per tutti. Non sappiamo più annusare.
Un giorno il mio essere femminile potrebbe aver bisogno del bacio del maschile per svegliarsi, per progredire perché chissà quale esperienza, vissuto o meraviglia starò vivendo e vorrei considerami libera di potermelo concedere senza sentirmi giudicata da me stessa o dal femminile emancipato e culturalmente informato sulla storia del matriarcato e del patriarcato. Vorrei che se un giorno il maschile avesse bisogno della mia spada o della mia carezza per riconoscersi, e progredire io non debba sentirmi una serva e nemmeno una padrona o una santona. Vorrei saper scindere le esperienze senza usarle per lanciare sentenze o dare definizioni. Vivere tutto con serena rilassatezza e piacevolezza. Godermi un bacio da dormiente o da sveglia, dato o ricevuto, godermi l’atto di tagliare la testa al mio amore più caro se necessario, godermi il taglio che farà cadere la mia. Godermi ogni sfumatura che ancora non conosco del mio essere donna ed essere viva. Perché questa è la vita e noi pur non sapendone una ceppa ci ostiniamo a definirla.