scrittura

Chiara e Francesco

Solea, di tanto in tanto, arrivar in compagnia del vento la fragranza dell’anima sua
che s’accostava con il viso alla mia guancia
e dopo, con l’armonia che è delle ali e delle zampe degli uccelli, posava la mano sopra la mia spalla e in me eran subito petali bianchi di rosa. Come ‘si bene le riuscisse era un segreto di lei e di Dio. Un mistero al quale io non avevo invito ma che nella beatitudine mi lasciava coinvolto a chiuder gli occhi, nella grazia in un soffio di fiato che per la testa e per il corpo era riposo e invisibile ventre di ristoro.
Così lei mi vedea, sporta negli occhi, dalla spessa pietra. Uscita nell’aria, in corsa sopra i campi in attesa dei venti e sempre vestita dell’amore che la istruiva.
Mi trovava e s’accostava. Sempre.

Questa è Chiara.