scrittura

Cin!

“La donna si salva da sola.
L’uomo non la risveglia. Se mai la sfrutta.
Il femminile non è passivo.
È il femminile che inizia il maschile.
E basta con questo principe.
La donna è una guerriera, basta co sta principessa. L’uomo vuole sottometterla.”

E via dicendo. Ma davvero?

Io un giorno mi sono salvata da sola.
Un altro invece mi ha salvata l’amore di un uomo.
Una volta ho stretto amicizia con un drago e insieme abbiamo fatto a pezzi l’uomo che voleva uccidermi con il pretesto di salvarmi. Un’altra volta ancora ho chiesto aiuto ad un uomo perchè non riuscivo a difendermi da sola … quindi il mio femminile è attivo? Oppure passivo? Di quale dovrei vergognarmi e di quale dovrei andare fiera? Quale rispecchia di più i miei diritti? In quale occasione dovrei dare più spazio al mio maschile e in quale al mio femminile?
Che nell’aprirmi possa sentirmi fragile ed indifesa, è vero, non è un’offesa. Poi succede che in quell’apertura, se si oltrepassa una linea, l’energia muta e si avverte una potenza inaudita. Lo dico non per letteratura ma per esperienza, vissuta. Cambia l’energia femminile, cambia l’energia maschile.
E in un rapporto sessuale, si può ben vedere.
Si intersecano e scambiamo quasi a scomporsi, si rivelano in altre sfumature che non hanno nulla a che vedere con il genere.
È diverso arrivarci da sola a quel punto o arrivarci con un uomo, ad esempio, sì, è diverso. Ma comunque ci si arriva.
Mi sfugge il senso del dover prendere un fatto come verità assoluta, come un messaggio irreversibile, come la via che valga per tutti. Non sappiamo più annusare.
Un giorno il mio essere femminile potrebbe aver bisogno del bacio del maschile per svegliarsi, per progredire perché chissà quale esperienza, vissuto o meraviglia starò vivendo e vorrei considerami libera di potermelo concedere senza sentirmi giudicata da me stessa o dal femminile emancipato e culturalmente informato sulla storia del matriarcato e del patriarcato. Vorrei che se un giorno il maschile avesse bisogno della mia spada o della mia carezza per riconoscersi, e progredire io non debba sentirmi una serva e nemmeno una padrona o una santona. Vorrei saper scindere le esperienze senza usarle per lanciare sentenze o dare definizioni. Vivere tutto con serena rilassatezza e piacevolezza. Godermi un bacio da dormiente o da sveglia, dato o ricevuto, godermi l’atto di tagliare la testa al mio amore più caro se necessario, godermi il taglio che farà cadere la mia. Godermi ogni sfumatura che ancora non conosco del mio essere donna ed essere viva. Perché questa è la vita e noi pur non sapendone una ceppa ci ostiniamo a definirla.

 

scrittura

LASCIATE CHE CORRA

Mentre la mia pancia cresceva, io e lui restavamo spesso vicini a guardare il cielo, nell’attesa forse di una voce che un po’ ci consigliasse che un po’ ci raccontasse come crescere il figlio nostro e di Dio.

E una notte sognammo, con la mia gamba sul suo fianco, le stesse parole.

Dicevano …

Non può essere sempre Alba. Raccontategli il tramonto. Che veda scomparire il Sole attratto più giù da una forza insondabile a cui non si oppone.
Ditegli di quando la nuvola bianca diventa dura e oscura che si fidi del grigio come degli altri colori e sappia, nel vento, annusare l’umido profumo che anticipa la pioggia e invece di cercare riparo e darsi alla fuga, che giochi e rida e rivolga in alto i palmi a bagnarsi d’acqua feconda.

Di tutto il cesto, concordate il giorno in cui gli sarà offerta la mela che marcisce che conosca la mutevolezza della forma, l’evento che reclama il tempo del decadimento, lasciatelo solo con il frutto che giorno dopo giorno ritorna nel dove da cui è venuto. Non si arrenda la pazienza alla lentezza del processo, non ceda la fede al raggrinzire della materia e forse dalla mela trapelerà l’incanto che è delle radici appena fuori dai semi.

Conducetelo al termine di una strada, che stia di fronte alla fine della via, con in mano i fiori raccolti lungo il sentiero, il sapore ancora in bocca delle bacche trovate nei cespugli e il bruciore dei graffi sulle ginocchia per le cadute che ringrazi ed entri in confidenza con l’impotenza, trovi nel cuore la resa libera dall’ostinazione per un ciclo che, davanti ai suoi occhi, si chiude. Non per difetto, per dispetto o diletto di nessuno ma per l’intrinseca natura di quella strada che più non va oltre.

Mettetegli nelle mani il corpo morto del suo animale, che scavi la culla e sia testimone lui stesso del ricongiungimento che tutti attende alla terra. Non nascondetegli la Morte e nei vostri occhi non vi sia il rammarico o la raffinata illusione di farla bella e più accettabile, conservatela grezza, conservatela vera mentre nell’ Amore gliela presentate. Ed egli saprà lasciarsi crescere e insegnare dalla vita senza subirne la paura poiché si parleranno dallo stesso Silenzio.

Non confinate nelle favole la magia, lasciategliela sulla punta delle dita certe terre mantenetele vergini e le feconderà lo spirito.

Spesso sognerà il Cervo e la Luna sospesa fra le Sue corna.

Lasciate che corra.

altro, scrittura

A scuola.

Io sono stata una di quelle bambine e poi adolescenti che non sapeva dove mettersi. Soprattutto in classe.

Avevo un diario ciccione e pieno di ‘pensieri’ scritti. E i paragrafi dei libri quasi tutte evidenziati gialli, verdi o arancioni perché non riuscivo mai a decidere quali fossero le informazioni più importanti. Le nozioni invece di restringersi, nei miei occhi, si moltiplicavano e facevo davvero una grande fatica a comprenderle e a memorizzarle.

Speravo nei professori e nelle professoresse che invece per anni non hanno fatto altro che ignorarmi oppure prendermi in giro ed etichettarmi.

“Quella fra le nuvole” “quella strana” ” quella lenta”  “che tanto non capisce”.

Oltre a piangere, mortificarmi e chiudermi a riccio purtroppo in cinque anni di liceo non ho saputo fare altro.

Mi intimorivano. Mi ribellavo fuori con birra, canne, musica, vino … Ma in classe, subivo.

Non sto parlando di professori severi, sto parlando di persone che si sono approfittate o che non hanno mai avuto un minimo di rispetto per il proprio ruolo. Persone che si divertivano a sottolineare le differenze e nutrire le competizioni fra studenti e che di quelle che potevano essere le mie inclinazioni o addirittura talenti non gliene è mai fregato niente e anzi hanno sempre reputato debolezze.

Ho fatto il liceo classico perché tutti mi hanno sempre detto “sei brava in italiano” ma ai temi non ho mai preso più di un ‘sei’ senza mai sapere perché. Fino a quando non ho scoperto che l’insegnante, i miei temi, non li leggeva nemmeno: andava a simpatia, probabilmente. Mi mancò il coraggio di rendere pubblico quello che avevo saputo e un po’ me ne dispiaccio.

Studiavo solo biologia, chimica, fisica, scienze della terra … perché la professoressa era tremenda e anche lì, comunque, non prendevo mai la sufficienza. Poi un giorno la più brava della classe ( e suona malissimo questa frase, lo so ) stava riconsegnando il compito di chimica mentre lei, la professoressa, se ne stava comoda alla cattedra a guardarsi la scena. Quando ebbi il mio fra le mani mi girai verso la mia compagna di banco entusiasta e a voce alta le dissi ” Ho preso sette!!! ” e insieme abbiamo riso, riso di felicità, il cuore mi batteva forte, ‘finalmente’!’ pensavo.    Anche perché io studiavo, studiavo davvero quelle materie e cercavo di farlo bene ma oscillavo sempre fra il tre e il cinque e mezzo. Avevo raggiunto un obiettivo, ero riuscita in qualcosa di estremamente importante, per me.

Tempo nemmeno un minuto e lei, l’insegnante, ruppe l’incanto dicendo ” Viscusi, come mai tutta questa ilarità? ”         ” Professoressa … beh perché ho preso sette, finalmente! ” E lei fece un’espressione che ancora mi ricordo come se ce l’avessi davanti ora. Era un ghigno di bocca e una sguardo di finto sospetto. ” Vieni qui, fai un po’ vedere ”                        Mi avvicinai nel silenzio generale alla cattedra con quel foglio in mano glielo diedi e in un attimo con quella penna rossa e una risata gelata sbarrò il sette e disse ” Eh mi sembrava strano, ieri devo essermi distratta con mia figlia che giocava con il criceto. E’ un cinque e mezzo Viscusi. Vai a posto. ”

Io lo so che nel mondo accadono cose mille mila volte peggiori ma in quel momento il mio di mondo mi è caduto addosso. E soprattutto ho registrato un messaggio ” non ti fidare. E’ inutile essere contenti perché poi succede sempre qualcosa di brutto.. La vita ti frega, ti prende in giro.” Perché probabilmente nel mio inconscio il ‘professore’ rappresentava la ‘vita’ e non è cosa da poco.  Nel corso del tempo con lei ci furono altri episodi molto simili … era una che probabilmente si distraeva facilmente perché dire che provasse un certo diletto nel farlo con intenzione sarebbe ancora meno professionale e triste dal punto di vista umano. Perciò il messaggio che inconsciamente avevo registrato ebbe modo di imprimersi bene servendosi anche dell’aiuto di altri insegnanti tra cui quella di inglese che un giorno volle intromettersi in una conversazione che stavo avendo con alcune mie compagne durante la ricreazione in merito a quale università avremmo scelto da lì a poco e lei si sentì in diritto nemmeno di esprimere un parere ma di lanciare una sentenza mentre mi camminava dietro ” Viscusi ma tu che ci pensi a fare! E’ inutile tanto finirai a Termini a fare la punkabbestia. ” Lo disse in modo così dispregiativo che io ebbi la sensazione di spaccarmi dentro come un pezzo di vetro. E non è per i punkabbestia ma per il senso che lei diede a quella frase peraltro non richiesta e per il fatto che io non vidi più niente di fronte a me, come se si fosse spenta la luce sulle successive tappe del mio futuro.

Non ho un carattere semplice e non voglio addossare tutta la responsabilità a queste persone che si fanno chiamare ‘professori’ e che sono lontane anni luce dal vero significato che la parola racchiude. Ma sottolineare quanto uno sguardo, una frase, una presa in giro, un gesto di indifferenza in un contesto scolastico moltiplichi all’infinito la sua portata. Io oggi ho più di trent’anni e ho camminato parecchio nei vicoli, nelle praterie, nella melma e nelle sabbie bianche dell’esperienza eppure quelle frasi me le sento ancora addosso, sento le emozioni, quello che ho provato, ingoiato, subito, che non mi riuscivo a spiegare e che il mio cervello ha interpretato e associato al linguaggio della vita della quale non mi sono più fidata e questo è pericoloso. Ci vuole coraggio per sciogliere certe informazioni, per pescarne la formula nell’inconscio in profondità, chissà dove e spezzarla e infatti ci sono quelli che non ce l’hanno fatta e  ” all’odio e all’ignoranza preferirono la morte ”

Mi auguro che sempre più persone sentano il richiamo vero che sta dentro questa professione e che abbiano il coraggio di mettere in pratica quel canto, senza usarla invece come valvola di sfogo per traumi e frustrazioni private perché fra le mani hanno l’anima, il cuore, la mente e il mistero di adolescenti in piena scoperta di se stessi e della vita e mi auguro che questi possano un giorno dire “oggi ho fiducia e curiosità verso me stesso e verso la vita grazie ai miei professori ” oppure se così non fosse che allora un giorno possano dire ” oggi ho fiducia e curiosità verso me stesso e verso la vita nonostante ‘loro’ ”

 

 

 

scrittura

Di poesia in poesia

Sono tutta un rincorrersi di versi,
spazi bianchi e punteggiatura.
Senza tecnica senza rifinitura.
Vago di poesia in poesia
per arrivare un giorno
a scrivere quella
che in principio
mi diede la vita.
Appaiono deboli i poeti
non è vero?
Troppo sensibili
esuli di terre mai esistite …
ebbene continuate pure a crederlo
a perpetuare queste chimere
poiché se davvero ne conosceste la forza
li temereste così profondamente
da non leggere più niente.
Io ad esempio, che appaio
fragile, disadattata e inoffensiva
ho camminato a piedi scalzi
l’inferno e le sue ardenti ceneri
e non solo: mi sono fidata del diavolo
tanto da farmi vedere nuda
e assetata di fuoco.
Ho abboccato all’insegnamento
inchiodato ad un amo fatto d’oro
ma così è successo, così ho potuto
guardarlo negli occhi e ora so,
so che egli teme la morte
come il vuoto dal quale proviene.
Per questo ho in mano una storia
e posso scrivere di ogni luogo.
Concedere all’inchiostro
la libertà di affermare
che la sua roccaforte crolla
e raggrinzita gli è l’anima
ancor più della pelle.
Il diavolo lo sa.
Lo sa e non può farci niente.
A salvarmi furono gli alberi
per mezzo di un bastone
che in una visione
volava lontano, fuori dal cerchio
che egli aveva tracciato.
Mi avvertirono il Padre e la Madre
soli e poi in coro con tutte le creature
dissero – guardalo bene, guarda quest’uomo
poiché infranto è il giuramento
e costui non sa più -chi- gli abita dentro.

scrittura

Il treno, il vagone, i binari. Tu.

Ti sale il vomito. Sei debole, non dormi. Hai gli organi doloranti, gli occhi secchi, la mascella stretta e poi hai paura però vuoi far finta che sia tutto ‘normale’ . Ma tu non sai più DOVE ti trovi. Ti dici che sono fasi della vita oppure è l’età che avanza ma non è questo e non sono nemmeno i sintomi di un risveglio spirituale, è cosa ben diversa.              E’ cosa tua.

La questione è che tu sei su un treno e a questo sei abituato: qui sei nato, cresciuto, ci lavori e qui ti sei sposato. E’ un treno pieno di vagoni, ce ne sono così tanti da farti pensare di essere libero. C’è quello della famiglia, della scuola, del lavoro, dello spettacolo, della sovversione, della spiritualità, del proibito, del consentito, dello scandalo, della religione, della satira  e tu puoi muoverti e decidere di cambiare, alzarti, sederti, mangiare al vagone vegetariano, vegano, globalizzato, puoi mangiare aria, carne o non mangiare niente. In alcuni vagoni non sei mai entrato, in altri non ci torni più perché ormai sei cresciuto.

Ci sono altre persone con te alcune le incontri solo in certi vagoni, con altre gironzoli un po’ dappertutto, ci sono i colleghi, i famigliari, gli amori, le persone famose, i mercanti, i barboni. Fuori i paesaggi cambiano: mare, collina, montagna lago, con il sole, la neve, la pioggia, la notte, hai visto albe e tramonti e hai visto il vento muovere tutte le foglie degli alberi, spostare le nuvole e sbattere contro il vetro del finestrino. Questo treno ti porta ovunque tu voglia e ci puoi fare tutto. Esiste un vagone per ogni cosa tu possa concepire, il virus, il vaccino, la cura, la malattia. Ogni cosa. Ti è sempre andata bene così, così come deve essere, così come è.

Poi però è successo che c’eri tu che passeggiavi come al solito, lungo uno dei vagoni in una calda sera d’estate e sotto di te, tu li hai sentiti, più dei tuoi passi tu li hai sentiti: i binari. E in quel momento tu lo hai realizzato, tu lo hai saputo. Hai cominciato a correre terrorizzato, di vagone in vagone: se vai avanti il treno avanza se vai indietro il treno va indietro e “lo vedi “ ti dici “ sono io che decido, posso spostarmi, scegliere, il treno segue me. Te lo dici eppure un tremore ti sta ancora dentro, non sei convinto e allora ti avvicini al finestrino “basta proseguire dritti, io voglio andare a destra “ ti dici e subito avverti che il treno si prepara a girare verso la direzione che tu gli hai indicato. Lo vedi staccarsi dai binari. Sollevato respiri un po’ più ampio ma solo un attimo perché, di fatto, vedi apparire sulla terra nuda un altro paio di binari, nati da quelli principali che proseguono dritti, mentre i nuovi nati girano a destra così proprio come tu avevi chiesto. Sei di nuovo sui binari. Fanno quello che dici tu ma COME vogliono loro.

Ti guardi intorno e tutte le persone si comportano come se niente fosse parlano di cantanti, di lavoro, di quotidianità, di straordinarietà, di politica, di rivoluzione, di ecologia, di amore e a te che adesso le guardi arrivano vuote. Vuote le forme, vuote le parole. Stai provando qualcosa di inconcepibile anche per te, qualcosa che ti immobilizza e che non riesci a spiegare. Tutto prosegue normale non è cambiato niente ma tu ti senti in trappola, tu … tu …  TU VUOI SCENDERE DAL TRENO. Hai un attacco di panico. Ti manca l’aria e la tua testa sembra rimpicciolirsi tanto da schiacciarti. Ti hanno detto di riposarti. Il medico ti ha prescritto qualcosa per lo stress, in molti ti hanno consigliato di cambiare alimentazione, qualcuno ti ha chiesto se sei ancora innamorato, se magari non hai superato qualche trauma che ora reclama attenzione … magari è tempo di cambiare lavoro … oppure potresti frequentare un seminario per perdonare i tuoi nonni … hanno scoperto un vagone nuovo, ti dicono, dove un maestro  (di quelli seri) sta proponendo una pratica incredibile, dovresti provarla! Tu ci hai pensato ma poi ti sei detto “ il punto è il treno, sono i binari! Qualunque vagoni io cambi sono sempre sul treno e voi con me! Siamo tutti sul treno, dobbiamo scendere dal treno!! “ Ne hai parlato con più persone ma le reazioni sono state molto diverse e incerte

“ … ma che stai dicendo? Quale treno?”

“ Sisi ma io ti capisco! Il punto è fare di tutti i vagoni un solo vagone e tornare all’uno. “

“ I binari ci saranno sempre ma ho letto in un libro che la cosa da fare è attraversare tutti i vagoni senza però possederli o lasciarsi possedere, finché non si arriva al primo e allora si diventa il capo del treno, l’unico vero sovrano. Ma per farlo certo, bisogna essere svegli! Perché intanto non vieni al mio corso? Lo tengo il sabato alle … “

“ … ma quello che non comprendi è che tu sei il treno! Una volta capito questo, sei libero. E i binari smetteranno di esistere. “

“ Devi lasciare andare i vagoni, spogliarti di tutto e offrire i tuoi servigi al dio carbone. “

“ Sei spaventato perché non hai studiato abbastanza: è tutta una questione di chimica e di meccanica: il funzionamento del treno te lo spiega la scienza, perfettamente, è una macchina che come tutte le cose va solo conosciuta così da poterla controllare e anzi, anche riprodurre …. Io ne sto costruendo uno tutto mio. “

“ … ah si ti capisco. Ma non scenderai mai dal treno, non si può … eh … questa è la vita è così che vanno le cose … magari quando si muore ma nessuno è mai tornato indietro per raccontarlo, no? C’è poco da stare lì ad arrovellarsi il cervello la vita è ingiusta e senza senso, goditela e basta, come faccio io! E concentrati sulle cose pratiche che sono quelle che contano! “

“ Pare che circa duemila anni fa qualcuno sia sceso da sto treno ma me pare pure che abbia fatto na finaccia … “

“ Le donne. Ora è tutto in mano alle donne, il loro risveglio ci libererà. Si si il femminile si sta svegliando finalmente e ne vedremo delle belle! Io sono una di quelle, infatti vengo dalle Pleiadi. “

E poi …

“ Amore mio … ma che stai dicendo? “

“ Come che sto dicendo? Ma non capisci: dobbiamo scendere dal treno! Come e dove abbiamo vissuto fino ad ora? E’ tutto sbagliato! Io mi sento in trappola … “

“ Ah! Con me, con la tua famiglia ti senti in trappola? “

“ No, no. Non siete voi … sono i binari! “

“ Ma quali binari? Di che cosa stai parlando? “

“ Quelli!!! Come è possibile che tu non li veda, che non li senta? Decidono tutto loro, la nostra vita qui sopra è un’illusione … tu … guarda! Guarda i vagoni prova a immaginarli … “

“ Non mi serve immaginarli, li vedo i vagoni”

“ Ah bene, è già qualcosa … c’è chi non vede nemmeno quelli, ti rendi conto? Allora adesso chiudi gli occhi e prova a sentire i binari, una volta sentiti non ce la farai più a stare qui dentro e capirai quello che sto cercando di dire … “

“NO! Sei tu che non capisci quello che dico! Io non voglio sentire! Non voglio vedere i binari! Io sto bene qui, non voglio scendere! “

E ecco. E’ questo che più di tutto ti gela il cuore.
Va bene i conoscenti, gli sconosciuti, i passanti, gli esperti che vedono o non vedono il treno i binari i vagoni ma le persone con cui hai scelto di condividere tutto te stesso … loro …

“ Ci amiamo così tanto … come è possibile che non vediamo la stessa cosa qui dove siamo? “

“ Ma dov’è che siamo? “

scrittura

Credi in te, Cavaliere

Credi in te, Cavaliere.
Non hai più un destriero,
la via è stata cancellata e confusa dal vento, interrotti i passaggi dagli alberi caduti.

Gracchiano nel cielo uccelli neri
che lasciano nell’aria messaggi di tradimenti
e inganni del tuo stesso Re.

Il Regno che hai giurato di proteggere è venduto, le tue terre bruciate,
non hai una casa, Cavaliere
non hai una vita a cui fare ritorno.

L’ideale a cui hai consacrato
la lama della tua spada è morto.
Hai paura, Cavaliere?

E’ rabbia quella che ti alza il sangue nelle vene? È questo quello che torna al tuo cuore?

Vai più in là Cavaliere: è un uomo il tuo Re. Così circuibile,
così vendibile
per qualche moneta d’oro in più.
Così orgoglioso, così vile.
E’ il suo compito,
è il suo mestiere.

Non sentirti tradito,
sei tu che hai frainteso.

Tu hai visto nobile la sua causa
non curandoti delle motivazioni.
Tu lo hai armato di una Spada
che non è mai stata la sua.

Ora sei solo Cavaliere
nelle paludi dell’infamia
e della vergogna per i tuoi occhi piccoli
o nella gola della verità per i tuoi occhi grandi.

Tu non sei il tuo re.

Sei qui nelle putride discese
per separarti dal tuo re.
Deve avvenire, Cavaliere.
Altrimenti la storia non prosegue.

Fa’ che i tuoi occhi siano grandi
non aver timore del fango,
non averlo della melma: sputala, dilla!
Avviene così la trasformazione.

Sentiti solo Cavaliere,
completamente solo
Questa è l’impresa
che non vuole nessuno all’infuori di te.

Così sei solo, Cavaliere.

E’ una scelta di cuore,
senza promessa,
senza ricompensa.

Quel che troverai ti appartiene,
quel che sceglierai diverrai.

CamiBee

Accade a volte di offrire i propri “servigi” ad un re fittizio, a una bolla di sapone, a un tiranno vestito da monaco. L’ onore di un cavaliere che ha offerto la propria spada, il proprio corpo e la propria anima, non è cosa da poco, forse che egli preferirebbe morire piuttosto che rinnegare il suo “re”.
È una questione di onore, di cuore, di sangue innocente che ancora cola dalla lama della sua spada. In queste condizioni è difficile accettare di vedere ma può accadere, può succedere, puoi farlo, Cavaliere.

scrittura

Sono qui

Bella, dolce e coraggiosa bimba mia.

Sono qui.

Ho osservato il tuo cuore questi giorni,

l’ho visto crescere in uno spazio più ampio, l’ho visto più colorato e meno contratto.

Estensione, serenità e colori sai, sono doni preziosi,

che tu hai saputo donargli tutte le volte che hai scelto te stessa.

Eh già, il sano egoismo porta regali eccezionali.

Forse ancora non riesci a vederlo e puoi avvertire solo per qualche istante,

per qualche secondo, il senso di ciò che dico.

Eppure, credimi, io che posso, lo vedo e a te sono grata, di te, sono fiera.

Cambia il tempo bimba mia, e il vento già porta i profumi di un’era di gioia ma, non per questo, è lecito fare dell’ipocrisia e non fermarsi a sentire la difficoltà che c’è nel percorrere questa nuova via.
Ascolti il vento e questo lo sento, leggi la poesia scritta fra le linee delle foglie, riempi di sacro amore i tuoi progetti, nati nel nome dell’unione di testa, cuore e ventre.
Sai che nelle mani, porti semi che troveranno terreno fertile, che siano per un bosco, per un giardino, per una foresta intera o per una piantina, a te non importa, perché ciò che conta è dar loro la vita.

Eppure so che in giorni come questo sembra che tutto all’improvviso venga compromesso.
Non c’è fede, non c’è energia, c’è solo insicurezza, solitudine e nessuna voglia di credere alla magia.
Che i semi crescano lenti, ieri lo hai accettato.
La voce che avverte che è l’ora di lasciare andare, ieri l’hai ascoltata.
Che amore non è controllo, possesso, attaccamento … ieri lo hai compreso.
Ma oggi, oggi non accetti, oggi non ascolti, oggi non comprendi.
Oggi piangi.

Oggi ti aspetti qualcosa, un incoraggiamento, una condivisione oggi non ce la fai, oggi non ti va di farti forza da sola. Oggi ti sembra di non aver capito niente, di aver perso tempo, di aver sbagliato, di aver smarrito la fiducia in te, nel tuo sentire, nel tuo intuire. Oggi ti manca. Oggi hai paura di ciò che sarà.
Oggi non ti senti in grado. Oggi ti sembra di aver vissuto un’illusione e di dover ricominciare da capo.
Pure se ieri, hai fatto tutto come si deve.

Per questo sono qui, bimba mia, non per dirti che devi insistere, essere forte oppure che devi arrenderti e lasciare andare. Non è guerra, non è battaglia, è danza. E ciò che provi oggi è vero tanto quanto quello che hai provato ieri.
Solo che se ieri hai costruito, oggi devi distruggere.
E per distruggere ti serve la tempesta, ti servono i terremoti, ti serve la solitudine, l’insicurezza, ti serve l’odio, l’invidia, la rabbia, la gelosia, la pigrizia, la noia, la nostalgia …
Di questo non devi vergognarti, ma lascia che ti conduca dove sta morendo ciò che più non può sopravvivere.
E sappi che finché non lo guardi, non potrà morire.

Molti “oggi” si mischieranno a tanti “ieri”, fino a che ad essi ti adatterai ma senza abituartici mai.
Tu non puoi, ma io ti vedo bimba mia e di te ripeto, sono fiera.

Sporcati le mani, piagnucola, trascinati per le stanze,

scoraggiati, rotola nel tuo stesso fango,

urla i tuoi ‘no’ nega dio, come te stessa.

Permettiti di essere tutto, di chiedere aiuto, fai amicizia con ciò che giudichi impuro.

Sono qui e non ti consolo, ma solo ti amo e mai ti abbandono.

scrittura

Il seme dell’Eterno

 

Un giorno nacque sulla terra una bambina. Non importa quando, non importa dove. Importa solo che a quella bambina venne affidata una storia. Una storia nuova  che entrava tutta in un seme che aveva nel palmo della sua mano.

Il seme era un gran chiacchierone e alla bambina raccontava sempre tantissime cose. A lei piacevano tanto in più  molte di quelle cose  la riguardavano anche; e un po’ non vedeva l’ora di diventare  più alta per realizzarle. Altre parlavano dei mondi sovrapposti nel cielo e dei loro abitanti.

Quando ne seppe un po’ di più a forza di vedere, di chiedere, di ascoltare, la bambina iniziò a provare la gioia di volerne parlare con chi su quella terra era come lei. In più di una visione aveva visto bambini e bambine in cerchio ognuno con in mano il seme della propria venuta. E non vedeva l’ora di incontrarsi e vivere quel momento.

A ricreazione le era già capitato di stare in cerchio insieme a loro e il seme nel palmo le batteva come fosse un cuore tanta era l’emozione. Così la bambina pensava ‘ecco, ci siamo: questo è il momento in cui tirar fuori tutti quanti i semi, ora qualcuno ce lo dirà e finalmente li faremo vedere!’

Ma il momento non era mai, si giocava, si cantava ma poi basta e lei aspettava ed aspettava.

Nel frattempo volava sopra i suoni e le musiche del suo seme ed entrava dentro il tessuto della vita. Il seme era saggio e aveva un punto di vista tutto suo sulle cose di questo e di altri mondi, conosceva la Vita e la Bambina lo seguiva fiduciosa, come fossero una cosa sola.

Un giorno, stanca di aspettare, ad alcuni dei suoi compagni con un po’ di timidezza mista a coraggio parlò del suo seme e delle cose che le diceva, convinta di avere in sé un grande tesoro che andava mostrato e unito ad altri grandi tesori. Le sembrò di rompersi dentro quando i suoi compagni quasi con sdegno la derisero o ancora peggio la guardarono con in viso il volto di chi non sa assolutamente di cosa gli si stia parlando.

Il seme non le aveva mai detto nulla a riguardo, non era preparata a questo.

“Ma voi non avete un seme che sta sempre con voi?”

“No, nessuno ce l’ha. E nemmeno tu ce l’hai, te lo sei inventato!”

“No, che non me lo sono inventato. Il mio seme esiste è sempre stato con me, è nato insieme a me!”

“E allora faccelo vedere!”

“Eccolo, è qui.” Disse mentre mostrava ed apriva la sua piccola mano. E per un attimo quasi ebbe il dubbio di non trovarlo;  respirò profondissimo quando invece lo vide lì al sicuro e illuminato nel suo palmo.

Alzò gli occhi felice e scodinzolante sopra tutti quelli dei suoi compagni che dopo qualche istante di silenzio risero forte mentre altri si sentirono offesi.

“Non c’è niente sulla tua mano! Sei bugiarda!”

“Ma come non c’è niente, eccolo qui, sta qui non lo vedete?”

Insistette più di qualche volta ma alla fine perse la forza.

Provò un’emozione che non aveva mai avuto prima, la stordiva, la faceva piangere e sentire come se un’intensa pressione le spingesse da dentro la testa, da lì il mondo era un altro mondo, mentre quello di cui le aveva parlato il seme andava in pezzi.

A casa guardò attentamente sua madre cercando di vedere se da qualche parte potesse avere anche lei il suo seme. Non ne aveva mai dubitato prima, era sempre stata convinta che tutti, tutti al momento della nascita avessero con sé il seme e che tra di loro si volessero riunire, incontrare; anche perché tutta la gioia, la curiosità, il gioco, l’amore verso i suoi genitori e gli altri per lei arrivavano da lì, dal seme. Era impossibile pensare che qualcuno potesse non averlo.

Come si poteva amare altrimenti?

Guardava sua madre ma sembrava non portare nessuna traccia di quel seme. Magari nel frattempo era cresciuto e diventato altro, così provò a farle delle domande:

“ sì quando sono nata, con me c’erano tuo nonno e tua nonna, certo che non ero sola.”

“Sì ma non avevi niente con te?”

“.. beh, amore mio, no. Quando si nasce si è tutti nudi, non si ha nulla.”

“neanche una cosa piccola piccola?”

“No. Niente.”

“ Tu non avevi niente con te?”

“ No, tesoro. Perché tu avevi qualcosa con te?”

Esitò un attimo prima di rispondere, però quella era sua madre e l’amore e la fiducia che si sentiva negli occhi a guardarla era così abbandonata e pura e aperta che ebbe la forza per tentare e dire di nuovo la verità.

“ beh … io avevo un seme con me. E ce l’ho ancora. Mi dice le cose. E sento che lui mi conosce e conosce tutti, pure te. Pure la luna.”

“Ah, si. Ho capito! Quella si chiama ‘fantasia’”

‘ “Fantasia?” ‘

‘ Sì’

‘ E che cos’è?’

‘ La fantasia è qualcosa di molto bello ma che non esiste. ‘

‘Dove non esiste?’

‘ Eh, dove? –Qui- non esiste. –Qui- nel mondo reale.’

‘Ma io lo vivo qui, lo vedo in questo mondo reale il seme’

‘No, tu lo vedi nel mondo della fantasia. Mmmhh aspetta, come te lo spiego .. ah! Ecco è come quando sogni, poi ti svegli e quello che hai vissuto lì quando sei sveglia non esiste più. La fantasia è come un sogno solo che lo vedi con gli occhi aperti. ‘

‘Ma il seme mi avvicina alle cose e agli animali io so che loro lo sanno che ho il seme e quindi siamo uguali. ‘

‘E’ la tua fantasia quindi può succedere tutto quello che vuoi tu perché lo immagini.’

La bambina non proseguì oltre.  E abbracciò sua madre. Provando un po’di tristezza e di paura.

I giorni successivi con i suoi compagni fu dura, le facevano tutti delle domande ma per prenderla in giro, non volevano davvero sapere e alla fine disse loro che il seme non era mai esistito se lo era inventato.

Una sua compagna vedendola triste una volta le disse

‘ Qui non ci sono i semi, però abbiamo i sassi. E i sassi si vedono, vedi?’

Si alzò la felpa e intorno alla vita le fece vedere una cordicella rossa che le avvolgeva fianchi, pancia e schiena e da cui partivano altri fili che alle estremità si legavano a dei grandi sassi bianchi.

A guardarli la bambina si sentì subito pesante e il seme tremò nel palmo ma lei gli lanciò un’occhiataccia forse la prima dopo tutto quel tempo.

‘Che sono quei sassi?’

‘ Allora questa è mia madre’ le rispose pronta la sua compagna ‘ questo invece è papà, il suo nodo è più stretto perché gli voglio più bene, poi ci sono nonno, nonna, Zulì il mio cane, questo è il sasso di chi sarò da grande, questo invece è quello delle cose che mi fanno paura, questo è quello di Dio e delle preghiere .. vedi li porto tutti con me e loro mi dicono che cosa fare, che cosa dire, che cosa pensare. E il filo rosso è il filo dell’amore che ci tiene sempre legati insieme e ci dà delle regole così ci siamo sempre fedeli.  E’ così che funziona!’

La bambina stette un attimo in silenzio. I sassi li vedeva, vedeva anche il filo rosso, quindi esistevano. Pensava. Guardò un attimo il seme: era lì pieno di luce quella luce che per lei era sempre stata il colore del vento e dell’amore e che la faceva sentire abbracciata da tutte quante le stelle del cielo e le gocce d’acqua del mare ma il dubbio piccolo che pesava però come fosse una montagna, le si era messo nella testa e così prima di dire qualcosa aprì il palmo con il seme più che poteva proprio sotto il naso della sua compagna, che non vide e non si accorse di niente. La sua compagna il seme non lo vedeva, però vedeva i sassi e anche lei, vedeva i sassi, questo le bastò per capire che i sassi erano reali, esistevano in questo mondo –qui- perché li vedevano tutti  mentre il seme no, il seme lo vedeva solo lei quindi era in un sogno, nella sua fantasia.

‘Anche tu hai il filo rosso intorno alla pancia. Basta che ci pensi. Tutti ce lo abbiamo.’

Le disse la sua compagna

‘Tutti?’

‘Sì. Pensalo e poi guarda.’

La bambina pensò intensamente al suo filo rosso poi alzò la felpa e se lo vide tutto avvolto alla sua vita.

‘Lo vedo! E tu, lo vedi anche tu?’

‘Certo che lo vedo.’ Rispose la sua compagna, per niente sorpresa.

‘Ora non ti resta che pensare ai fili, ai sassi e poi fare i nodi. Anzi guarda’ La compagna prese un nuovo filo e un sasso bianco ‘ questa sei tu e ora ti lego stretta al mio filo così da oggi saremo amiche per sempre, saremo uguali’

‘Uguali?’

‘Sì. Io e te .’

Sembrava tutto così semplice o almeno molto più di tutte le storie del suo seme. Quel ‘io e te ’ che tanto cercava si poteva avere pure così in mezzo a tutti quei fili e da quel momento decise che anche lei avrebbe avuto i suoi sassi e i suoi nodi, sarebbe stata come tutti gli altri perché funzionava così nel mondo reale. Ci si riuniva in questo modo e ci si voleva bene.

Per ogni nodo che stringeva, il seme le sprofondava dentro, finché un giorno non lo vide più. Ne perse la memoria e divenne più alta realizzando le storie di tutti quei fili rossi che erano poi sempre le stesse.

Le pianse sempre una parte di cuore.

Non diventò mai nessuno e visse la morte di tutti.

Ogni tanto qualcuno le diceva che nei suoi occhi brillava una luce, lontana, immersa ma brillava. E lei respirava forte, qualcosa ricordava, qualcosa vedeva, come un richiamo, un amico di infanzia, un lupo che le si appoggiava alla fronte e le insegnava a seguire il vento … e tante altre immagini e silenzi pieni e musiche vuote che erano state ed erano ancora, il linguaggio del suo seme ma lei dimenticava, si allontanava e non ci credeva.

Un giorno non molto lontano ci ritroveremo con le forbici in mano, seduti in cerchio, a tagliare ogni inganno di filo rosso e a liberarci dai nodi fatti. Non è colpa di nessuno e il seme non è mai perduto. Sprofonda negli occhi in una terra lontana ma sempre protetta e aspetta e rinasce con noi, con nuova speranza e un albero pieno di storia. Cercavamo l’amore e, alla prima paura ci siamo fermati alla prima illusione, ci siamo arresi e l’abbiamo chiamato vita, ma non è proprio la Vita. I tempi si affrettano rimescolano la terra negli occhi così che il seme salga e si mostri la luce fin su alla pupilla. Guardiamoci gli occhi così che ancora tremino le terre, e che le mani si aprano a invitare sul palmo i propri semi e riconoscersi come i Nuovi Nati.

Poi usciamo a scavare la Madre mentre la Luna fa umido il grembo,  piantiamo nel Cielo la Nuova Nascita e il Seme dell’Eterno.

CamiBee

scrittura

Sensualità – questa sconosciuta –

Questa foto è di qualche mese fa. E’ uscita quasi per sbaglio e mi è piaciuta tanto. A guardarla ho pensato: com’è sensuale la felicità! Perché io in quel momento ero felice. Dopo più di un anno passato all’inferno stavo cominciando ad amarmi a portarmi passo, passo in giro dentro me stessa e, quel giorno, stavo facendo un lavoro che mi piace, in mezzo alle querce anziane, all’aria aperta, senza una divisa. Mille altre cose non andavano ma quella era perfetta ed io ci stavo tutta dentro.  Ero piena di gratitudine e friccicavo. Aperta alla vita.

Da questa foto ho visto come prende forma l’essere attraente per l’esistenza e l’essere attratti dall’esistenza: come cambia il corpo, come si focalizza lo sguardo, come si espande l’anima. Questo diritto ci è stato tolto alla nascita facendoci sentire in pericolo, troppo provocanti, sporche, sbagliate, compromettenti, desiderabili e finalizzando la sensazione a uno scopo di seduzione verso l’altro.

Mi esprimo al femminile perché parto dal mio punto di vista e non per escludere l’uomo da questo, anzi. Un corpo maschile aperto, rilassato, felice è altrettanto sensuale: attraversato dalle onde magnetiche naturali e misteriche, è un vero spettacolo guardarlo, senza per forza volerci andare a letto o pensare a come difendersi  da un’eventuale conquista o da un voler conquistare ma semplicemente esprimendo sensualità, goderne, percepirla e  diffonderla nell’ambiente circostante ( che se poi trova anche la sua espressione intima e fisica ben venga ma non è questo il punto adesso e non è comunque sempre scontato che sia quello il fine ).

Siamo abituati a portare l’eccitazione a confluire in un unico punto e ridurla a un solo significato quando forse non è proprio così. Si ha a che fare con un’energia molto potente e facilmente manipolabile, se si nasce in contesto dove l’educazione oscilla tra la vergine e la puttana, lo stupratore e l’uomo senza macchia e senza paura, la castità e la mercificazione del corpo, il sesso e il matrimonio, il concetto di godimento e il concetto di dio … diventa difficile comprendere la donna e comprendere l’uomo. E comprendere Dio.

Troppo spesso l’educazione diventa la nostra esperienza e forse non abbiamo mai avuto figure di riferimento ‘sane’ e abbiamo incasinato il nostro albero genealogico di generazione in generazione, forse ci siamo affidati alle persone sbagliate, forse abbiamo interpretato male alcuni segnali, forse abbiamo commesso errori e abbiamo subito quelli degli altri, non siamo nati in una comunità selvaggia, sveglia e illuminata, forse abbiamo vissuto dei grandi traumi e forse era proprio con il ‘caos’ che dovevamo avere a che fare, senza per questo sentirci svantaggiati, incompresi o un po’ sfigati:)

C’è una tale confusione in giro su questo ‘trova te stesso’ che nel cammino per trovarlo questo me stesso un piede in qualche buca prima o poi lo metteremo e neanche una volta sola … a prescindere da dove e da come e con chi abbiamo iniziato questa nostra esperienza sulla terra ( a livello geografico, storico, famigliare e sociale) possiamo ed è nostro diritto  diseducarci da modelli, modi di pensare e di agire, diseducare la parola dal significato che di essa ci è stato dato e cominciare a sentire:  che sensazione ho nel corpo, nella mente e nel cuore provando a vedere come ci sta quella sensazione dentro quella parola … .  proprio ora che tutto appare perduto,  il mondo è in piena rivoluzione d’arte, di amore, di morte, di vita, di libertà, di sensualità … e di tuttecose nuove.

scrittura

La Bellezza non è schizzinosa

Ho ascoltato le parole più convincenti sulla bellezza del mondo uscire fuori dalla bocca dell’essere più infimo e mostruoso che abbia mai conosciuto e, gli ho creduto.

Mi chiedo come possa essere possibile ..

– La bellezza non è schizzinosa.
Rispose la Vespa.
– Lei sa bene dalla bocca di chi esce e, se necessario, se ne serve per entrare negli occhi di chi l’ascolta, certa del fatto che essi sapranno riconoscerla.
Presto non avrà più importanza quella bocca, poiché in coscienza, non è quella a cui quel giorno, tu hai creduto.
Cami Bee