scrittura

Credi in te, Cavaliere

Credi in te, Cavaliere.
Non hai più un destriero,
la via è stata cancellata e confusa dal vento, interrotti i passaggi dagli alberi caduti.

Gracchiano nel cielo uccelli neri
che lasciano nell’aria messaggi di tradimenti
e inganni del tuo stesso Re.

Il Regno che hai giurato di proteggere è venduto, le tue terre bruciate,
non hai una casa, Cavaliere
non hai una vita a cui fare ritorno.

L’ideale a cui hai consacrato
la lama della tua spada è morto.
Hai paura, Cavaliere?

E’ rabbia quella che ti alza il sangue nelle vene? È questo quello che torna al tuo cuore?

Vai più in là Cavaliere: è un uomo il tuo Re. Così circuibile,
così vendibile
per qualche moneta d’oro in più.
Così orgoglioso, così vile.
E’ il suo compito,
è il suo mestiere.

Non sentirti tradito,
sei tu che hai frainteso.

Tu hai visto nobile la sua causa
non curandoti delle motivazioni.
Tu lo hai armato di una Spada
che non è mai stata la sua.

Ora sei solo Cavaliere
nelle paludi dell’infamia
e della vergogna per i tuoi occhi piccoli
o nella gola della verità per i tuoi occhi grandi.

Tu non sei il tuo re.

Sei qui nelle putride discese
per separarti dal tuo re.
Deve avvenire, Cavaliere.
Altrimenti la storia non prosegue.

Fa’ che i tuoi occhi siano grandi
non aver timore del fango,
non averlo della melma: sputala, dilla!
Avviene così la trasformazione.

Sentiti solo Cavaliere,
completamente solo
Questa è l’impresa
che non vuole nessuno all’infuori di te.

Così sei solo, Cavaliere.

E’ una scelta di cuore,
senza promessa,
senza ricompensa.

Quel che troverai ti appartiene,
quel che sceglierai diverrai.

CamiBee

Accade a volte di offrire i propri “servigi” ad un re fittizio, a una bolla di sapone, a un tiranno vestito da monaco. L’ onore di un cavaliere che ha offerto la propria spada, il proprio corpo e la propria anima, non è cosa da poco, forse che egli preferirebbe morire piuttosto che rinnegare il suo “re”.
È una questione di onore, di cuore, di sangue innocente che ancora cola dalla lama della sua spada. In queste condizioni è difficile accettare di vedere ma può accadere, può succedere, puoi farlo, Cavaliere.

floriterapia

Fiori di Bach: una chiamata d’amore

Rivolgersi ai fiori è una chiamata d’amore.

Un gesto di affetto verso se stess* e di fiducia nella natura.

Le nostre emozioni non sono fisse ma oscillano, ruotano, si scambiano di posto, si accentuano oppure assopiscono in relazione al mondo esterno, agli eventi, ai cicli fisici dei nostri corpi, alla relazione che abbiamo con noi stessi, con gli altri e con l’universo.

Edward Bach intuì qualcosa di incredibile ovvero che in tutti quei momenti in cui ci sentiamo abbandonati, sconsolati, disperati, confusi, distanti, arrabbiati, incapaci, soggiogati da vortici di pensieri non più gestibili, in tutti questi casi e in molti altri non siamo soli perché a vegliare su di noi ci sono trentotto amorevoli fiori.

Questi offrono il loro aiuto sottoforma di vibrazione, come fosse un canto silenzioso che esorta e accompagna a ritrovare la strada che conduce all’emozione dimenticata, e di cui in quel momento si ha bisogno.

Parlare di emozioni non è semplice come sembra perché anche se appartengono ad un linguaggio universale non lo sappiamo più parlare. Assumere i fiori può riaprire un dialogo con se stessi e con la Natura intesa anche come Voce Divina.

Tutto avviene in modo delicato ma costante e deciso e la relazione con il fiore non si svolge partendo dal piano fisico ma da quello energetico ( eterico ) quindi nella nostra sfumatura di invisibile che vive e ci appartiene e anzi da forma alla nostra consistenza fisica.

( continua … )

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Odore di Terra. Vidi la donna e non fuggii dal suo piacere. Intervista

La poesia mi vuole tutta quanta.
Non si accontenta di una parte di me,
mi vuole intera. È impossibile per me, pensare di poter scrivere senza guardarmi, aprirmi, penetrarmi. Senza sentirmi vulnerabile.

Ci sono veri e propri ‘luoghi’ all’interno
del mio corpo che non hanno nulla di fisico
ma di prettamente simbolico. E questo non li fa meno reali, anzi.

Coni d’ombra, vuoti estesi, abissi …
guardare un corpo mentre vive il piacere, guardarlo davvero è varcare una soglia, è vedere il Divino.La poesia viene da lì e cerca la carne viva e intensa di sangue. Segue l’odore della terra.

Non potevo -e non posso – allora scrivere
senza darle la carne, sono dovuta entrare e guardarmi da fuori: cercarmi, desiderarmi, invocarmi, ed evocarmi.

Riprendersi certi ‘luoghi’ del proprio essere e del proprio corpo femminile o maschile che sia, è vitale ed è coraggioso. Il piacere che ci hanno insegnato non ha nulla a che fare con noi e non inizia e finisce con il solo atto sessuale, non è circoscritto alla sola seduzione donna-uomo, il piacere è darsi all’esistenza, da soli o in compagnia, è sentirsi attraenti per la vita e attratti dalla vita, è godere del vento, della pizza margherita, del ciclo mestruale, del sentire vivi i propri organi e sensi, TUTTI, non solo quelli genitali ( ammesso che poi davvero lo siano).

Il piacere ha infinite profondità e dimensioni ed è nostro diritto avventurarci nelle sue terre e nei suoi cieli da donne e uomini incompresi quali siamo. Il che non vuol dire compiere un’azione di guerra verso l’altro/a ma un atto d’amore verso se stessi/e.

Ecco perché
Vidi la donna e non fuggii dal suo piacere

___Odore di Terra ___
Vidi la donna e non fuggii dal suo piacere

Edito da Edizioni Verdechiaro

Link per vedere l’intervista

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Odore di Terra -Vidi la donna e non fuggii dal suo piacere-

Ci siamo!

Oggi 10 Settembre 2020 esce ufficialmente la mia raccolta di poesie edita da Edizioni Verdechiaro.

Casa editrice che ha creduto in me fin dall’inizio, incoraggiandomi e, alla fine proponendomi e prendendosi con me il ‘rischio’ di pubblicare Poesia.

La Poesia non vende, è poco commerciale eppure “nel mondo c’è bisogno di poesia ” mi ha detto a Gennaio la mattina del mio primo giorno da disoccupata, Sonia -presidentessa di Verdechiaro – aggiungendo poi ” ma se poi io non ho il coraggio di pubblicarla, è inutile che mi lamento! ” E così è nata la – Collana Le Poesie del Sole – da un’esigenza di Poesia e da un atto di coraggio.

La Poesia nella mia raccolta posso dire di averla raccolta a mia volta sulla riva della vita tra il mare e la terra, bagnata di sale e profonda di sabbia. Sono parole che non si possono dividere dal corpo che, nel mio caso, è un corpo di donna e quindi il vaso e le strade di esplorazione hanno questo tipo di pelle e di punto di vista ma da qui la poetica, lo sguardo e il tocco si ampliano al mondo intorno, all’essere femminile fuori di me, all’essere maschile dentro e poco più in là di me.

Perciò le poesie, e non solo, evocano diverse tematiche come il richiamo verso qualcosa che non conosciamo, le foglie che cadono e quindi questo gesto così difficile di aprire la mano quando i cerchi si chiudono e le cose cambiano, il vissuto interiore e fisico della donna e quindi il suo sangue d’ambra, il ventre, i seni, il piacere, le domande, l’amore … fino a giungere alla tensione erotica e sensuale che muove il mondo e che ci appartiene e chiama per nome.

La prefazione è stata curata da Paola Biato che è una donna eccezionale, un’inventora e custode delle fiabe rispettosa delle loro strade e segreti, camminante dei mondi sottosopra.

In copertina il dipinto di Elisa Munari che ho avuto modo di incontrare virtualmente attraverso la casa edi

scrittura

Mi hanno chiamato Donna

Il Padre e la Madre mi hanno fatta succosa come l’arancia
liscia come la pesca ma anche rugosa come la noce.
Dolce di miele, amara di cicoria.

Mi hanno cosparsa nell’odore della pioggia, in quello della fertilità che sta nell’aria,al crepuscolo,
nelle sere d’estate e anche nell’odore che prende il vento
quando sa di sale.

Lasciatemi essere così
come Loro mi hanno fatta: orgasmica.
Come orgasmica è la pittura, la musica, la danza, la scrittura …

Lasciatemi fuori dall’esser lo sfogo
o la mera soddisfazione
di chi non sa che farsene del piacere proprio e di quello altrui.

Il mio corpo è senza regole: non è un gioco
e, ogni giorno, è nuovo.
Non può esser scritto, dipinto, danzato, suonato, stimolato e amato sempre allo stesso modo.

La vita viene a ridere dentro di me,
e la risata di Lei,come l’onda più alta, si erge dal mare a scuotere se stessa e a espandermi oltre l’aria.

Nostra Madre Terra e nostro Padre Cielo mi hanno
fatta piena di sensori sparsi lungo la prateria della mia pelle
tra le dune delle mie curve
e le rientranze delle mie grotte, attraverso quei sensori
mi tocca la foglia, l’albero, la formica, il sole … l’invisibile. Attraverso quei sensori mi tocchi tu e mi tocco io: tutto il mondo e io stessa
siamo una goduria.

Mi hanno chiamato Donna.

La saggezza si alimenta del godimento
e questo, non ce lo hanno mai detto.
Senza orgasmi non scorre più acqua,
il cuore si secca, si diventa ignoranti.

CamiBee

Ph Elaysariemis

altro

Cuore di Donna

Scrivere i versi di una poesia,
darle corpo, danza, musica e voce.

Link per il video sul mio canale youtube

https://youtu.be/utYQuI7Voms

Qui il testo è in italiano,
nel video invece è in spagnolo.

🌹 pulsa mas fuerte
y mas fuerte crece
corazòn de mujer💃

Batti più forte
E più forte cresci
Cuore di Donna
Espanditi d’acqua
Di sole
Di vento
Di terra
Espanditi di sangue
Di calore
Di spirito
E di carne
Non conquistarne uno soltanto
E da uno soltanto non lasciarti conquistare
Entra in tutto
Accogli tutto come se altro non esistesse
E poi esci
E poi lascia come fosse niente.
Non vi è cavallo che sia fatto per la sella e per le briglie
Non vi è cuore che sia fatto per un nome e un confine.
Al di là Cuore di Donna
Dove già ti attendi
Dove ogni bellezza si posa
Precipita oltre te stessa
Nella spirale della rosa.
Saluta il padre, saluta la madre
Và dove senti odore di lupo
Vestiti di squame
E lascia che il tuo amore di bambina
Bruci nelle fiamme di Ade.

Poesia CamiBee | www.camillaviscusi.it |

Per la musica un ringraziamento speciale a 

@apbeatmusiclibrary  

– AP Beat Music Library –

scrittura

Desiderio

A mani umili

e sporche di terra

affido il desiderio

la parte più vulnerabile

della mia carne

quella che sente

la mancanza delle stelle.

Senza un solo dito

che le punti contro

il giudizio, il rimprovero

oppure l’accusa

ma come petali

che stanno insieme

e tutti in accordo

intorno alla parte più attaccabile

e fragile del fiore.

In queste mani aperte

continua a sentire, desiderio

a generar la forza che tende al cielo

e che è custode di direzione.

Non ti affido ad altri che a me

e verrò a te solo quando

sarò riuscita a farmi ape

saggia nel volo

costante nel canto

che riporta al polline

il sapore del miele.

CamiBee

scrittura

Frascati Bella

Frascati ha una grande storia e il suo cuore è intrecciato con quello di Roma. Profuma di antico e del coraggio della rinascita che emerge dalle macerie. Ma quella storia si consuma sotto il passo indifferente e superbo della gente, il profumo non può niente sull’odore acre dell’avarizia, sulla puzza di accumulo di immondizia. I privilegi son per la gola che porta guadagno e genera lussuria, il cuore si è perso nell’invidia di alcuni e nell’ira di molti. Ci si accontenta del lamento, un’accidia mascherata da un agire illusorio poiché privo di virtù.

Consumo. Consumo. Consumo.

Solo perché le bombe non cadono dal cielo, non vuol dire che non ci siano e che una guerra non la stia distruggendo. Aridità di intenti, spiccioli interessi, chiacchiere di comodo, parassiti del commercio. Ecco le bombe della falsa liberazione. Non c’è tempesta, non c’è tumulto negli animi, non c’è voglia di popolo e di onore nella parola. Non c’è più Dio nelle nostre case e le nostre mani sono tristi, gli occhi vecchi e la creatività castrata e smembrata dal peccato, sponsorizzato, della nostra santa madre chiesa.

Ma noi, chi siamo? Costruiremo famiglie, scuole, lavori, parco giochi, rivolte, andremo a votare, andremo al mare, e al bar a passare il tempo ma saremo morti fino a quando non si uscirà dal buco in cui ognuno si è rinchiuso. Parlare da lì è come non dire niente, amare da lì non conta niente. E Frascati, lo sente. Fosse davvero il tempo di conoscere il sacro della terra e salire i gradini del cielo…

I paesi, le città, sentono tutto, comunicano con chi li abita e comunicano tra loro. La poesia comprende parole che si muovono nell’aria e che non sempre sono pronunciate da esseri umani, così accade di sapere che quando Roma ha parlato a Frascati le sue parole sono state:

 

T’ho guardato da lontano, Frascati bella.

T’ho mannato ‘a corte, er clero, e li poveracci. Me l’hai accolti tutti, i poeti, l’artisti, i malati e pure li mercanti.

E mo me torna su sta profumata voglia de ditte grazie.

De confidatte Che m’è piaciuto tanto vedette cresce

Collegatte a me, co’ i tram e co’ li treni come fossero l’arterie e le vene

Dentro a ‘n core che batte

Oggi me ritorna su er gusto de confessatte Che nella pioggia, che dopo ‘e bombe è cascata da ‘ o stesso cielo,

C’erano pure ‘e lacrime mie pe’ le macerie tue

E che er sole che poi ha ripreso a splenne

Era er bacio mio su’e guance tue.

Te amo tanto, Frascati bella, come se possono amà

Du condannati a morte ne’a stessa cella.

Semo caste come l’acqua e madri come la Terra.

Ma straniero è er fio che ‘nsozza, prosciuga e svenne, a perderle, ‘e ricchezze der grembo de casa sua.

Te vedo Frascati bella, t’hanno aperto le carni, avvelenato l’uva,

t’hanno levato i fiori e riempito d’affanni ‘ndo la gente magna e all’alrtri nun je ‘nteressa

t’hanno ‘ngozzato fino all’urtimo spazio che quasi nun c’hai più er fiato.

Frascati bella, eh pure a sta Roma che te parla c’è rimasto poco d’antico

De grandi ‘omini e de grandi donne ne avemo conosciuti

Me li ricordo: c’hanno fatto regine c’hanno decorato la storia e cantato la bellezza.

Poi hanno smesso, poi nn se n’è più fatto niente, e li passi su’e strade nostre, da carezze,

so’ diventate cicche de sigarette ancora accese, che fanno male.

E lo spirito chiede E l’anima c’ha sete.

Ma c’hanno cucito la bocca e spezzato la schiena

Sotto er peso dell’ignoranza e de’ a mala fede.

Te amo Frascati bella e mica solo pe’ sto comune destino

Ma pe’ er core che ancora batte e se tiene vivo.

Però, uomo de oggi, orfano de padre e orfano pure de madre, io te lo dico

Er tempo è scaduto e stamo pe’ chiude l’occhi che prima d’ogni rinascita

Tocca sempre concedese a la Morte, a ‘sto gioco pe’ ‘n po’ te toccherà giocà ‘n silenzio,

da solo fa’ li conti co’ la sorte che nn s’è mica cucita pe’ dispetto tra le stelle

ma che te sei scritto tu, de iniziativa tua, sopra la pelle.

Se ritroveremo se e quanno a guera sarà finita e ‘a vita ‘ncomincita

Finalmente consacrata, quanno all’artista je andrà de fa l’arte co’la verità

e non pe arroganza e finta cortesia ma pe esse allegri e costruìlli senza raccontasseli, li nuovi sentieri

Che ‘sta vita è bella e voi figli der cielo e de la terra ancora nn lo sapete,

nn ce volete crede …

se ritroveremo se e quanno Dio smetterà de contà li sordi dentro alle chiese

e  tornerà a giocà co li bambini ner fango e a cantà ner volo umile de le tortorelle.