scrittura, Scrivere per voi, di voi e con voi

Ali

Un Clown è un fiume che scorre tra due rive.

Se oggi lo scrivo è perché ne ho vista una raccontare una storia che mi ha lasciata tutto il tempo nel centro fra una lacrima e una risata e, ancora meglio e ancora di più, nel mezzo della vita, in una terra fertile e un po’ profonda che sta fra la sponda del visibile e quella dell’invisibile.

Il Clown non parla, anima il silenzio, anima il momento che condivide insieme a te.

Respira e in quel respiro prende vita un racconto senza che nessuno lo dica.

Ali così si chiama lo spettacolo che questa Clown coraggiosa ha portato a teatro e, in questo suo spettacolo, ho visto l’invisibile spargersi sopra e vestire il visibile fino a farlo volare; un visibile che, in questo caso, non era  quello di chissà quali opere d’arte ma di umili oggetti di scena presi in prestito dalla vita quotidiana come buste di plastica, un cartone del vino, una scopa, vestiti sgualciti e improbabili, disegni tracciati sopra le due facce piatte di uno stesso scatolone e attraverso loro Mimì ( questo il suo nome) ha tracciato le forme e i contorni dei sentimenti nell’aria e a quegli oggetti sono spuntati gli occhi e un cuore e un’anima che sembravano conoscermi.

Mimì si muoveva da un punto all’altro del palco, scendeva in platea per risalire con qualcuno pescato fra le sedie e intanto ridevo e piangevo e trattenevo il respiro e mi sorprendevo e mi lasciavo animare dai suoi gesti, dalle sue espressioni, dal suo modo buffo e imperfetto di creare dal nulla la verità dell’essere –esseri umani-

Io probabilmente non me ne sono accorta ma avrò riso con il mio fegato, troppo spesso arrabbiato e teso, e pianto dalla mia pelle sempre troppo asciutta e coperta e chissà da quali altri organi e luoghi di me si saranno finalmente espresse determinate emozioni mentre un naso rosso, davanti ai miei occhi, evocava stati d’animo puri e liberi, nella loro essenza,  perfino dalla mia personale esperienza.

Mi sono commossa tante volte ma in nessuna la mia mente si è andata ad attaccare ad un ricordo che giustificasse o giudicasse il mio stato d’animo in quel momento e soprattutto che lo imputasse -nel bene o nel male- ad una persona che non fossi io.

Stavo invece sperimentando la tristezza, la speranza, la malinconia, l’innamoramento, la gioia, la disperazione, la forza, l’ironia, l’attesa … come forze magiche e universali che danzano dentro gli esseri e gli esseri umani e si susseguono e rincorrono e ripresentano con un ritmo incantevole e misterioso e alle quali non serve avere per forza un senso: non si può capire cosa un Clown non dice ma ci si può fidare e lasciarsi animare.

 Grazie a Sara Gagliarducci (Mimì) che con profondo rispetto indossa il segreto del ‘naso rosso’.